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# PSICOPATOLOGIA DEI SOCIAL
- URL: https://www.infanzine.it/psicopatologia-dei-social/
- Published: 2026-09-16T17:16:55.000Z
- Updated: 2026-09-16T18:29:14.000Z
- Author: IN fanzine

𝗨𝗻 𝗽𝗼𝘀𝘁 𝗿𝗮𝗴𝗶𝗼𝗻𝗮𝘁𝗼 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗮 𝗾𝘂𝗮𝘀𝗶 𝗶𝗻𝗼𝘀𝘀𝗲𝗿𝘃𝗮𝘁𝗼. 𝗨𝗻𝗼 𝗮𝗴𝗴𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶𝘃𝗼, 𝗶𝗻𝗱𝗶𝗴𝗻𝗮𝘁𝗼, 𝗶𝗻𝘀𝘂𝗹𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗲𝘀𝗽𝗹𝗼𝗱𝗲 𝗱𝗶 𝗹𝗶𝗸𝗲, 𝗰𝗼𝗺𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗲 𝗰𝗼𝗻𝗱𝗶𝘃𝗶𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶. Il giorno dopo l’autore rincara la dose. Non serve immaginare una patologia individuale: basta un meccanismo elementare di apprendimento sociale. Se un comportamento viene premiato, tende a ripetersi. Sui social il premio è esposto in vetrina: numeri, notifiche, follower, visibilità.  
𝗩𝘆𝗴𝗼𝘁𝘀𝗸𝗶𝗷 ci aiuta a capire il passaggio decisivo: l’uomo non pensa e agisce nel vuoto, ma attraverso segni, strumenti e relazioni sociali che modificano il comportamento. Il like, allora, non è innocente contabilità. Può diventare uno stimolo-mezzo: segnala quale comportamento “funziona”. 𝗖𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗿𝗲𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗮 𝘂𝗻 𝗶𝗻𝘀𝘂𝗹𝘁𝗼 𝗲 𝗱𝗶𝗲𝗰𝗶 𝗮 𝘂𝗻 𝗿𝗮𝗴𝗶𝗼𝗻𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝗶𝘀𝗰𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗶𝗮̀ 𝘂𝗻𝗮 𝗹𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗺𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝘁𝗮 𝗱𝗮𝗹𝗹’𝗮𝗺𝗯𝗶𝗲𝗻𝘁𝗲.  
Il processo può diventare perverso. Prima si scrive qualcosa di aggressivo perché lo si pensa. Poi si scopre che rende. Successivamente si impara a produrre ciò che rende di più. Infine il rapporto rischia di capovolgersi: non si pubblica più ciò che si pensa; si comincia, almeno in parte, a pensare ciò che ottiene reazioni. La vecchia propaganda costruiva il nemico dall’alto. I social hanno democratizzato il laboratorio: ognuno può costruire quotidianamente il proprio nemico e misurare, secondo per secondo, quanto rende.  
𝗜𝗹 𝗰𝗶𝗿𝗰𝘂𝗶𝘁𝗼 𝗲̀ 𝗯𝗿𝘂𝘁𝗮𝗹𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝘂𝗮 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗹𝗶𝗰𝗶𝘁𝗮̀: 𝗮𝗴𝗴𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶𝘃𝗶𝘁𝗮̀ → 𝗿𝗲𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 → 𝘃𝗶𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ → 𝗽𝗿𝗲𝘀𝘁𝗶𝗴𝗶𝗼 → 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗮 𝗮𝗴𝗴𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶𝘃𝗶𝘁𝗮̀. 𝗢𝗱𝗶𝗼, 𝗱𝗶𝘀𝗽𝗿𝗲𝘇𝘇𝗼 𝗲 𝗶𝗻𝗱𝗶𝗴𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗼𝘀𝘁𝗶𝗹𝗲 𝗵𝗮𝗻𝗻𝗼 𝘂𝗻 𝘃𝗮𝗻𝘁𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝗰𝗮𝘁𝗶𝘃𝗼: 𝗱𝗶𝘃𝗶𝗱𝗼𝗻𝗼 𝗶𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗶𝗻 𝗮𝗺𝗶𝗰𝗶 𝗲 𝗻𝗲𝗺𝗶𝗰𝗶, 𝗰𝗮𝗻𝗰𝗲𝗹𝗹𝗮𝗻𝗼 𝗹𝗲 𝘀𝗳𝘂𝗺𝗮𝘁𝘂𝗿𝗲, 𝗶𝗻𝗱𝗶𝗰𝗮𝗻𝗼 𝘂𝗻 𝗰𝗼𝗹𝗽𝗲𝘃𝗼𝗹𝗲 𝗲 𝗱𝗶𝘀𝗽𝗲𝗻𝘀𝗮𝗻𝗼 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗳𝗮𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲. Non è vero che i social trasformino automaticamente le persone in fanatici. Ma un ambiente che ricompensa sistematicamente un comportamento contribuisce a selezionarlo e a riprodurlo.  
La psicopatologia dei social, dunque, non è necessariamente nella testa di chi scrive. Può essere inscritta nella relazione sociale stessa. L’odio diventa capitale simbolico, l’indignazione una tecnica di visibilità, il nemico una risorsa comunicativa. La risposta pratica è semplice: non premiamo ciò che diciamo di voler contrastare. 𝗡𝗼𝗻 𝗿𝗲𝗴𝗮𝗹𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗹𝗶𝗸𝗲, 𝗰𝗼𝗻𝗱𝗶𝘃𝗶𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗽𝘂𝗹𝘀𝗶𝘃𝗶 𝗮 𝗰𝗵𝗶 𝘃𝗶𝘃𝗲 𝗱𝗶 𝗽𝗿𝗼𝘃𝗼𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲. 𝗣𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗱𝗶 𝗿𝗲𝗮𝗴𝗶𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗶𝗲𝗱𝗶𝗮𝗺𝗼𝗰𝗶: 𝘀𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗻𝗳𝘂𝘁𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘂𝗻 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝗻𝘂𝘁𝗼 𝗼 𝘀𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗻𝗱𝗼𝗻𝗲 𝗹𝗮 𝗱𝗶𝗳𝗳𝘂𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲? Nei social anche il nostro clic educa l’ambiente. E, indirettamente, educa chi lo abita.

**Anna da Bologna**