Che cosa significa oggi partecipazione.

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Che cosa significa oggi partecipazione.

Sono nata e vivo a Bologna, dal 2004 passo la maggior parte delle mie estati nella campagna cegliese. Nel tempo mi sono sentita un po' adottata da Ceglie e quando mi è stato chiesto se mi andava di collaborare al progetto di IN fanzine mi sono sentita onorata , un po' più “parte” della comunità cegliese e anche un po' intimorita .

Che cosa posso mai dire io e che cosa significa per me oggi partecipare ad un progetto, ad una idea . Essere parte, prendere parte, essere coinvolti in una collettività ,condividendo obiettivi , idee o momenti sociali. Mi sono quindi interrogata : "che cosa significa oggi partecipazione?"
Vorrei tentare di parlare di questo concetto, di come è cambiata la partecipazione, anche per chiarirmi con me stessa. È un’interrogativo ineludibile. Non esiste un consenso unanime sul significato di partecipazione politica, ma credo che possiamo essere d’accordo che è cambiato il modo , in particolare dei giovani , di partecipare.Le nuove generazioni si sono in parte allontanate dalle modalità tradizionali e più istituzionalizzate di partecipazione politica verso una serie di azioni destrutturate, informali, orizzontali:pensiamo ad esempio alle manifestazioni per Gaza. Tale fenomeno può essere attribuito a una pluralità di fattori: da un lato, la carenza di spazi di partecipazione offerti dalle istituzioni, dall’altro la necessità di esplorare modalità inedite e autonome. Parlare di partecipazione politica giovanile significa concretamente parlare del presente e del futuro della nostra democrazia , soprattutto ora, all’indomani della vittoria schiacciante in Sassonia dell’AfD. Chi crede ancora nella democrazia, deve accettare la sfida di monitorare i cambiamenti più o meno profondi delle nostre società, di essere pronto a rivedere i propri paradigmi. Per usare un’efficace immagine di Francesco Raniolo(2024)” la partecipazione può aprire una breccia nel futuro, ci permette di guardarlo con speranza piuttosto che con disperazione. Ha una potenzialità emancipatoria, ci spinge ad uscire dal cono d’ombra del nostro io per connetterci all’alterità”
Vi voglio raccontare una storia , che ho vissuto di persona come tanti bolognesi. Siamo nel novembre del 2019, alcuni mesi dopo ci sarebbero state le elezioni per la Presidenza della Regione Emilia Romagna. La Lega all’attacco per prendersi il posto ,i partiti silenti, non c’erano dibattiti pubblici. Finchè arriva un messaggio in una chat dal movimento delle Sardine che invita ad andare in Piazza ( per noi bolognesi è Piazza Maggiore). Il primo raduno è nato come flash mob per protestare contro la visita di Matteo Salvini e della Lega in vista delle elezioni regionali in Emilia Romagna. Il nome “sardine” dall’idea di riempire le piazze in modo così fitto da essere stretti come pesci, per dimostrare di non voler “abboccare” ai messaggi di odio e populismo. Ricordo ancora l’emozione e l’orgoglio di essere parte di quella piazza strapiena, che gioiosa urlava: Bologna non si Lega. Quello delle Sardine, nato dall’idea di quattro fondatori, si presenta fin da subito come un movimento apartitico, senza bandiere di partito ma con una chiara impronta antifascista, democratica e progressista. Le elezioni le abbiamo vinte noi, il popolo bolognese si è ritrovato grazie a quel movimento che poi si è sciolto. Forse tutti noi abbiamo bisogno di un sogno e di imparare a sognare insieme.

Anna da Bologna

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