Ciao Emma Bonino

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Ciao Emma Bonino

Abbiamo sempre bisogno di Santi e Sante.

La morte di Emma Bonino è diventata, per molti e molte, l'occasione per idealizzare una figura politica e umana: «Grazie Emma», fino ad arrivare a definirla addirittura una Giovanna d'Arco dei nostri tempi.

E così parte, veloce, il coccodrillo: il racconto celebrativo di una vita, di una donna, di una figura politica. Succede spesso. Basta morire e comincia la santificazione.

Sono atteggiamenti che hanno radici profonde nella nostra cultura cattolica e patriarcale, maschilista: attribuire potere, riconoscere il potere, e soprattutto mettersi in una posizione di subalternità rispetto a chi quel potere lo incarna.

La santificazione di un personaggio politico è anche questo: mettere la propria vita nelle mani di qualcun altro. È ripetere il mantra del «noi siamo nessuno», «noi non siamo capaci», «abbiamo bisogno di un uomo o di una donna che lotti per noi, che ci rappresenti, che ci protegga».

La subalternità patriarcale oggi è forse ancora più forte, anche perché siamo diventati più pigri e tendiamo a dare per scontati i diritti.

Ma i diritti non sono mai stati concessi dall'alto. Sono stati conquistati attraverso lotte collettive, non grazie all'azione di singoli eroi o singole eroine.

Anche i fascismi e i nazismi sono stati fenomeni collettivi, non semplicemente il prodotto della volontà di un uomo solo, come spesso ci viene raccontato. Hitler e Mussolini, senza il consenso, il sostegno e la partecipazione di masse di persone, non sarebbero arrivati da nessuna parte.

Smettetela, allora, di riprodurre questi racconti cattolici e maschilisti. Smettetela di cercare santi, sante, eroi, eroine, salvatrici e salvatori.

Uscite dalla caverna.

Non mettete la vostra vita nelle mani delle ombre proiettate sul muro.

E lasciate, semplicemente, in pace chi muore.

LC

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