La tifoseria dello status quo (Destre, sinistre addomesticate e l'orrore normalizzato)
La campagna elettorale si è avviata. Durante questo governo longevo — mi fa ridere il fatto che la
sua stabilità venga vista come un vanto — ho osservato i vari personaggi, uomini e donne della
scena politica italiana: sono praticamente complementari, e lo sono sempre stati.
Meloni — donna, madre e cristiana — sostiene alacremente il criminale di guerra e contro
l’umanità israeliano e la guerra in Ucraina. Vannacci, il suo alter ego, l’imperatore romano,
sostiene anch’esso con convinzione il criminale israeliano, ma non vuole la guerra in Ucraina. La
stessa cosa accade nel Campo Largo: Elly Schlein, AVS e Italia Viva sostengono il criminale di
guerra e contro l’umanità israeliano e la guerra in Ucraina. Il MoVimento 5 Stelle, l’alter ego di
questi personaggi all’interno del Campo Largo, sostiene il criminale israeliano, ma non vuole la
guerra in Ucraina.
Prima del referendum, qualche esponente del Campo Largo ha partecipato alle affollate
manifestazioni a favore della Palestina e dell’umanità solo perché non poteva farne a meno. Poi,
con grande sollievo, quando hanno indagato e arrestato Hannoun, sono partiti i distinguo e le
lavate di mani. Boldrini e Salis non vedevano l’ora e sono finalmente tornate alla loro vita
tranquilla, libere dall’incombenza delle piazze. Tutto questo anche grazie ai vari DDL pensati per
impaurire e gestire le piazze stesse, le quali hanno esalato l’ultimo respiro con la partecipazione e
la vittoria del NO al referendum costituzionale.
Ci sono parlamentari a sinistra che si distinguono per concetti e dialettica, ma non incidono e non
vogliono farlo; offrono soltanto un sollievo momentaneo o qualche spunto a chi legge o ascolta.
Nel frattempo, dal resto del mondo ci raccontano che le destre vincono e che le sinistre possono
vincere solo se radicali. Ma guarda un po’. Intanto il Campo Largo festeggia la vittoria di Péter
Magyar in Ungheria, ex delfino di Orbán, ma resta indifferente di fronte alla vittoria della sinistra
radicale — da sottolineare radicale, almeno a chiacchiere, poi vedremo cosa produrrà — di Elif
Eralp.
Tutto questo teatrino politico italiano è propedeutico a mantenere lo status quo: un sostegno
incondizionato alle guerre (e quindi a Trump e Zelensky) e al pensiero patriarcale e maschilista,
che considera la violenza e la soppressione dei corpi elementi necessari per relegare le persone in
uno stato costante di disagio e sottomissione. Un sostegno incondizionato anche alle varie pulizie
etniche attuate nel mondo per spingere le popolazioni in un limbo.
Bauman parlava di "non-luoghi" e di "comunità d'occasione" che si formano attorno a eventi,
idoli, paure e mode. La politica fomenta la tifoseria (concetto maschilista), quindi le paure, per
impedire la realizzazione di un’umanità condivisa. Gli elettori di destra sostengono senza
vergogna un genocidio, l’uccisione di bambine e bambini, il patriarcato e la razza italiana (sic!):
insomma, qualsiasi assurdità vada contro i principi costituzionali, i quali vengono liquidati
dall'elettore di destra come "roba da femminucce". Questi elettori ed elettrici si rifanno alle leggi del
ventennio. L’elettore di sinistra, dal canto suo, si nasconde dietro la parola resistenza per
giustificare la guerra e si rifugia in un glorioso passato facendo continuamente dei distinguo:
"Abbiamo fatto molti errori". Mah!
Elettorato anch'esso complementare. Sui social e nella vita di tutti i giorni sostengono il riarmo e,
allo stesso tempo, accompagnano nipoti, figli e figlie a scuola o al parco, oppure insegnano loro ad
andare in bici e festeggiano i compleanni: insomma, nessun rimorso impedisce loro il sonno e
nessun bagliore di umanità li acceca.Nel mezzo ci siamo noi, gli idiosincratici, che teniamo gli occhi aperti, abbiamo idee radicali e
non possiamo fare parte di nessuna delle due tifoserie, avendo come unica alternativa quella di restare vigili e fare da argine.
Giuseppina D'Imperio